Non sempre un amico è un vero amico.

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L’inglese è forse la lingua straniera che entra maggiormente nelle nostre vite, che lo si voglia o no. Ci arriva dagli schermi televisivi, attraverso la musica, la letteratura, internet. Alcuni termini sono utilizzati ormai quotidianamente, a volte sostituendo gli omologhi italiani. Pensate a “computer”, “smartphone”, “clown” ad esempio. Questa conoscenza marginale e superficiale della lingua però a volte può trarci in inganno, regalandoci una falsa sensazione di sicurezza. Crediamo che l’inglese sia una lingua amica, pensiamo di poter comprendere e comunicare ad orecchio, ad assonanza, ma non sempre così. La figuraccia è sempre dietro l’angolo, ricordate. Esistono dei termini anglosassoni che in italiano assumono tutt’altro significato, e viceversa. Vengono definiti “False Friends” (falsi amici, per l’appunto.) Ecco alcuni esempi:

  • pepperoni pizza, ordinazione che sentiamo spesso nel mondo cinematografico, non è pizza con peperoni (che tra l’altro non è contemplata in nessun menù), ma bensì pizza con salame.
  • [to] abuse non vuol dire abusare bensì approfittare.
  • affluent non vuol dire affluente ma ricco, opulento.
  • agonizing details sono dettagli molto noiosi, non agonizzanti.
  • [to] annoy non vuol dire annoiare ma infastidire.
  • bull non vuol dire bullo, ma toro.
  • cold non vuol dire caldo (warm) bensì il contrario: freddo.
  • common sense indica il “buon senso” e non il più generico “senso comune”.
  • education non si riferisce alle buone maniere, ma solo all’istruzione.
  • fabric non vuol dire fabbrica (factory) bensì tessuto.
  • factory non vuol dire fattoria (farm) bensì fabbrica.
  • ingenuity non vuol dire ingenuità (naivety) bensì ingegnosità.
  • morbid non è morbido, quanto “morboso”.
  • mustard non è mostarda, ma senape.
  • strange rumors in ambito giornalistico sono “curiose dicerie”, non “strani rumori”.
  • trivial non vuol dire triviale, bensì banale.
  • ostrich è lo struzzo, non l’ostrica.
  • parents non vuol dire parenti ma genitori.
  • preservative non è un preservativo (detto invece condom), bensì un conservante.
  • [to] pretend non vuol dire pretendere ([to] claim) bensì fare finta.
  • several non significa severo ma alcuni.
  • addiction vuol dire dipendenza, non addizione.
  • audience significa pubblico, non udienza.
  • barracks non vuol dire baracca, bensì caserma.

Potremmo andare a vanti così per ore, ci sono altri centinaia di esempi. Morale della favola: non abbandonatevi a facilonerie; per una corretta traduzione di testi importanti, tecnici o commerciali, affidatevi ad un professionista.
È un consiglio di Omega Traduzioni.

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